Il gruppo, implicazioni ed altro. - La nuova umanità

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Il gruppo, implicazioni ed altro.

Ben Boux
 




Il gruppo, implicazioni ed altro.



Il presente saggio ha lo scopo di analizzare e, se possibile, individuare quali siano i meccanismi che si attivano quando si forma il gruppo. Gruppo inteso in senso lato, da una coppia all'umanità intera. Man mano che questo lavoro procede mi rendo conto, e penso che sarà così anche per il lettore, che l'intera esistenza degli esseri umani è regolata dalle implicazioni del gruppo. L'intreccio fittissimo che si forma attraverso questa dinamica ci porta a dover considerare e raggiungere nuove frontiere dell'esistente, a porre sempre più in evidenza il reame dell'immateriale, così ancora poco conosciuto, ignorato, spesso volutamente, ma così determinante per l'esistenza stessa dell'umanità.

Per rendere una similitudine che permetta di concettualizzare in parole semplici cosa avviene nel gruppo, invito il lettore a pensare ad un gruppo di un centinaio di pittori. La quantità non ha importanza, è solo un dato su cui ragionare.

Questi pittori stanno dipingendo un quadro, ciascuno diverso dagli altri, e tutti sciacquano periodicamente il proprio pennello nella stessa bacinella di solvente.
Dato che i colori di cui sono intrisi i pennelli sono tutti diversi, il solvente si colorerà di tutti i colori, ovvero di nessun colore. Rimarrà neutro. Ad ogni nuova pennellata di colore di ciascun pittore la tinta sarà quella voluta, in quanto il solvente è neutro.

Ora immaginiamo che tutti i pittori si convincano di rappresentare uno stesso soggetto dello stello colore, perché qualcuno li ha sollecitati a ritrarre questo nuovo soggetto tutti insieme ed allo stesso momento. Cosa accade? Che il solvente con cui lavano i pennelli si tingerà del colore dominante, e di conseguenza tutti i dipinti di tutti i pittori verranno ad assumere la nuance della tinta predominante.

Se sostituiamo i pittori con i membri del gruppo, il quadro con il comportamento, la bacinella di solvente con il così detto “inconscio collettivo”, il nuovo soggetto con l' emozione comune rievocata in tutti i pittori contemporaneamente, possiamo farci un'idea di come il gruppo possa scambiare in un passaggio nei due sensi, attraverso un opportuno serbatoio, le proprie emozioni. E, se queste emozioni sono concentrate in una sensazione uguale per tutti i membri del gruppo, il valore complessivo di interscambio sarà quella emozione amplificata tante volte siano i costituenti il gruppo stesso e diventerà quindi tale da influenzare e soverchiare il comportamento individuale di ciascuno dei membri presi individualmente.

Ora vediamo come possa accadere che la formazione di un “archetipo” da parte del gruppo abbia non solo maggiore potenza della somma dei singoli, ma ne vada ad influenzare il rispettivo comportamento.

Immaginiamo un coro di persone che cantano ben accordati la stessa canzone. Ovviamente noi sentiamo un suono più forte del singolo canto di ciascuno. Ma supponiamo che il volume sonoro totale sia ancora scarso, allora ricorriamo, oggi che ne disponiamo i mezzi, alla amplificazione sonora. Mettiamo alcuni microfoni vicino ai cantanti, ed in ciascuno di questi microfoni arriverà non solo il canto di ciascun corista, ma anche quello dei vicini.

Quindi il volume sonoro sarà maggiore della somma dei singoli, non solo, il suono complessivo sarà l' impasto sia dei singoli canti che delle ulteriori mescolanze tra i canti dei coristi vicini a ciascun microfono. E sin qui va tutto bene. Ma chi genera il nuovo volume sonoro? L'insieme degli altoparlanti, e questi sono rivolti verso il pubblico, non tutti, però, alcuni sono rivolti all'indietro verso i coristi. Questo per permettere loro di sentire se stessi e migliorare quindi l'accordo complessivo.

Tuttavia qualcuno potrebbe esagerare con l'amplificazione, e si verrebbe a formare il così detto “feed-back”, cioè il suono che esce dagli altoparlanti rientra nei microfoni e si formerebbe quindi un sibilo potentissimo che soverchia il canto dei coristi.

Cosa intendo con questo esempio? Che A) l'amplificatore rappresenta il passaggio della forma-pensiero creata dal gruppo verso la sua sede nell'immateriale. B) La presenza dell'amplificatore moltiplica e amalgama meglio il suono perché aumentano i punti di raccolta delle singole voci. C) La presenza dell'amplificatore fa ricadere di ritorno su tutti i coristi la totalità del canto, migliorando per ciascuno la singola qualità. D) Il controllo esterno di chi vuol manipolare il naturale equilibrio, forzando l'amplificatore a fare di più, provoca lo stravolgimento del coro con un effetto dirompente ed incontrollato.


Esperienze personali.



A) Da ragazzo, a scuola, alle superiori, avevamo un compagno di classe che era grande come un molosso, hai poi giocato a rugby, e pesava più di 100 kg.
Un giorno un altro nostro compagno ci ha portato un giochino. Dovevamo in 4 di noi appoggiare una mano sulla testa del nostro futuro campione, seduto su una sedia, e, dopo averle premute per alcuni secondi, dovevamo ciascuno di noi mettere l'indice della mano nella piega delle ascelle e delle ginocchia del compagno seduto. Con appena una lieve pressione del dito, il compagno seduto sulla sedia si sollevò in aria di almeno un metro. Senza alcuno sforzo.

Ora, dubito molto che un dito possa slanciare in alto per un metro un peso di 25 kg. Peso del compagno seduto diviso 4. Cosa poteva essere successo? L'esperimento era poi stato ripetuto davanti al professore di fisica, il quale rimase perplesso ed ammutolito.

B) Un mio conoscente mi ha confidato una volta che da ragazzo, frequentava un collegio clericale con le suore, per far dispetto alla sorvegliante particolarmente rigida con la disciplina, aveva preparato uno scherzo.
Durante le operazioni mattutine, nel bagno comune, aveva ad un certo punto gridato ai compagni che c'era un diavolo sul muro. Quelli, subito avevano cominciato a vociare dell'evento, chi più chi meno convinti dell'apparizione, facendo un gran frastuono. Tale baccano aveva subito allertato la suora che si era precipitata per vedere cosa stava succedendo. Appena entrata disse: “Misericordia, c'è il Capro, il demonio, là vicino al muro!” E svenne.

La povera donna aveva visto distintamente una figura di Caprone demoniaco.

C) Un tempo tutti i giovani dovevano partecipare al servizio militare, quindi anch'io feci tale esperienza. Un giorno, in inverno, gennaio, ero stato incaricato di comandare un plotone di soldati, durante un'esercitazione, sulle montagne sopra Genova. Un freddo polare, e senza adeguate protezioni, non eravamo alpini. Mi ero trovato quindi a dover cercare un riparo per la notte, tra i resti semi diroccati di baite abbandonate. Entrando in una promettente, ancora in buono stato, dopo aver aperto la porta ancora agibile, ho sentito nettamente e distintamente canti e risa di bambini, che ho potuto udire io, ed anche alcuni soldati, per un po' di tempo.

In seguito ho fatto un'indagine ed ho scoperto che quella baita era stata usata come rifugio notturno per i bambini del vicino villaggio, ai tempi della guerra.


Qualche considerazione preliminare.



Cosa hanno in comune questi episodi? La formazione di un “archetipo” per dirla come Joung, termine forse non appropriato, ma abbastanza vicino. Cioè il gruppo ha prodotto una formazione ben precisa, con delle precise peculiarità che sono: nel primo caso A) una forza di sollevamento che il ragazzo seduto sulla sedia si è attribuita grazie alla convinzione dei 4 partecipanti a far riuscire l'esperimento, che l'hanno generata. Nel secondo caso B) una concreta materializzazione, anche se forse tenue, ma sufficiente perché la suora la vedesse realmente. Nel terzo caso C) il gruppo di bambini aveva a suo tempo generato la forma-pensiero del piacere del canto, per vincere la paura, che era così potente da rimanere impressa nelle pietre del locale, dove, chi fosse stato abbastanza sensibile l'avrebbe potuta percepire anche anni più tardi.

Ora, come avviene che un gruppo possa creare un qualcosa? In primo luogo occorre stabilire una volta per tutte che cosa significhi creare, specialmente una forma-pensiero. Poi è necessario chiarire che tutti sono in grado di creare, l'unione nel gruppo ha un effetto moltiplicatore, ma parte da un qualcosa che tutti stanno facendo.

Mi rendo conto a questo punto che molti e sopratutto il “comitato degli scettici”, si mettono subito a vociferare di pseudo scienza paranormale di bassa lega, fatta per i creduloni, ecc. Vi ricordate di Franz Anton Mesmer ? E del suo “magnetismo animale”?

Da Wikipedia:

Franz Anton Mesmer. Laureato in medicina e filosofia a Vienna, svolse la sua attività in Austria, Germania e Francia, a cavallo tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Le sue teorie dettero vita al mesmerismo e a un importante movimento suo coevo, ma furono sempre smentite dalla comunità scientifica, perché ritenute prive di ogni fondamento e del tutto inefficaci sul piano terapeutico. Può, inoltre, essere considerato il precursore dell'ipnosi.

Mesmer elaborò, su queste basi, un metodo di cura che consisteva nell'applicazione di calamite sulle parti del corpo supposta causa del blocco. Dopo pochi anni Mesmer stesso si rese conto che le sue teorie sui fluidi erano totalmente sbagliate e a poco a poco capì che i suoi pazienti miglioravano non per la forza magnetica, ma per la suggestione mentale che egli sapeva loro indurre. Chiamò questo legame tra medico e paziente dapprima magnetismo animale e poi mesmerismo.

Successivi studi medici e scientifici dimostrarono l'infondatezza delle teorie di Mesmer e le sue congetture furono accantonate. Nonostante l'insuccesso su base scientifica, le teorie e gli esperimenti di Mesmer agevolarono lo sviluppo degli studi su fenomeni quali l'ipnosi e il "sonno magnetico" indotto dal terapeuta.

L'interesse per il fenomeno dell'elettricità si diffuse come curiosità e gioco nei salotti settecenteschi e come immaginario e rivoluzionario metodo di cura. Sono solo pochi secoli addietro, pensate a cosa sono oggi l'elettricità, i motori, i computer, i telefoni, la radio, la televisione, lo smartphone, ecc.

La nuova frontiera della scienza è per il futuro questa nuova forma di energia, assolutamente reale, che ancora la scienza non conosce, ma che è potente, forse ancora di più dell'energia elettrica. Anzi l'energia elettrica ed i derivati magnetici sono una parte di quell'insieme più vasto ancora da individuare.

Detto questo vediamo di fare un paragone con qualche concetto che oggi abbiamo già conquistato, non intendo dire che le cose siano come descriverò più avanti, ma che l'applicazione che mostrerò può rendere bene l'idea di quale sia, in una scala di valori molto più ampia, la composizione dell'energia di cui stiamo parlando.

Tutti, ormai, sanno cosa sia o hanno visto uno smartphone, ed una considerevole parte dell'umanità è in grado di usare questi apparecchi, pur senza conoscerne la struttura, che è comunque familiare a molti.

Ora, consideriamo i giochi che gli smartphone, e non solo, anche i tablet, le playstation, i Pc, ecc, sono in grado di presentare. Ma ci limitiamo agli smartphone.

I giochi, tutti i giochi, hanno dei personaggi, possono essere degli “avatar”, delle automobili, delle figure di guerrieri, o quanto altro. Nei giochi moderni la realtà che viene rappresentata è in tre dimensioni, quindi simile alla realtà esterna, il gioco stesso si sviluppa in azioni che, seppure controllate dal giocatore, avvengono all'interno di questa realtà virtuale.

Lo schermo è come una finestra piatta attraverso cui noi possiamo vedere la proiezione di tale realtà sul piano che fa da tramite tra noi, spettatori, ed il mondo che esiste dall'altra parte, quello dell'ambiente di gioco.

Ogni personaggio, come dicevo, ha un preciso rapporto col suo ambiente e con gli altri personaggi che partecipano all'azione. Il loro mondo è assolutamente reale, se un'automobile incontra un ostacolo, si sfascia. Se un guerriero combatte con un altro e perde, viene distrutto dai colpi dell'arma avversaria. Se un “avatar” cade da un dirupo, si distrugge e svanisce.

Dal punto di vista dei personaggi la realtà è assolutamente vera e solida. I suoi limiti sono fisici, esattamente come i nostri. Hanno solo minori gradi di complessità, ma se noi potessimo immergerci nella loro realtà avremmo gli stessi loro rapporti fisici.
Quindi l'ipotetico passaggio da un contesto esterno, dal di qua del vetrino del display, al di là del medesimo, nel contesto del gioco, ci permetterebbe di sperimentare le stesse inferenze dei personaggi del gioco, che percepiremmo come reali, con tutte le relative implicazioni.

Ciò che differenzia la nostra realtà dalla realtà all'interno del sistema di gioco è il diverso contesto, è il diverso sistema di regole a cui siamo sottoposti nella diversa realtà. Anche giochi diversi hanno contesti diversi, in quanto ciascuno ha le sue proprie regole. Più in generale possiamo affermare che se noi facciamo parte di un contesto, di una realtà, percepiamo tutto l'ambiente e ne abbiamo un rapporto in modo solido, solido come il noi stessi che, appunto percepisce l'ambiente.

Allo stesso modo i personaggi dei giochi, se avessero una loro propria consapevolezza, percepirebbero loro stessi allo stesso identico modo. Ma noi, essendo al di fuori del contesto del gioco, ne ricaviamo le informazioni attraverso la finestra del display, e ne rimaniamo all'esterno, come loro stessi sono all'esterno della nostra realtà e se ci vedessero attraverso la stessa finestra, ci percepirebbero esattamente allo stesso modo di come noi percepiamo loro.

Ora, lo smartphone non si limita ad ospitare i giochi, anzi è nato per telefonare, in primo luogo. Poi sono state aggiunte varie altre funzioni, come scrivere testi, mandare e ricevere messaggi, fare fotografie e filmati, leggere le coordinate del GPS, riprodurre la musica, ricevere la radio, ecc.

Ciascuna di queste funzioni avviene all'interno di un suo proprio contesto. Esiste un insieme di regole per ciascuna di queste attività, ed esiste anche, sebbene entro certi limiti, la possibilità di spostare un personaggio, ovvero un prodotto di quelle azioni, da un contesto all'altro. Cioè, ad esempio, è possibile spostare un testo dall'editor verso l'interno di una immagine, oppure incorporare i dati del GPS in una programma di gioco, oppure registrare una telefonata in un file audio, oppure trasmettere come messaggio un filmato, ecc, ecc.

Ovviamente il passaggio da un contesto all'altro deve avvenire traducendo l'insieme di regole cui soggiace il personaggio che viene trasferito, nel nuovo insieme di regole specifiche del contesto di destinazione. Altrimenti il personaggio sarà distorto, non sarà fedele a sé stesso, si farà soltanto un pasticcio. Per personaggio intendo l'oggetto a cui ci dedichiamo durante questa traslazione, e questo termine è appropriato perché il passaggio può riguardare benissimo anche l'introduzione di un nuovo personaggio nel contesto di un gioco, proveniente da, appunto, un diverso contesto, sempre, infatti, presente all'interno dello smartphone.

A questo punto cosa si può dedurre? Che tutti questi ambienti, queste realtà, questi contesti, sono fatti della stessa sostanza. Lo smartphone dispone di una memoria e di una serie di componenti che da una parte riorganizzano i dati della memoria e dall'altra fungono da ricettori e trasmettitori di dati da e verso l'esterno.

Quindi ogni contesto è racchiuso all'interno di una zona di memoria ed è composto di bit. Sono bit i dati ed il contenuto della telefonata. Sono bit i dati ed il contenuto dei messaggi. Sono bit i dati ed il contenuto delle fotografie e dei filmati. Sono bit i dati ed i contenuti dei giochi. E così via, sino a tutte le altre funzioni dello smartphone.

Quindi la materia, i mattoni, con cui sono fatte le realtà virtuali di ogni manifestazione è sempre la stessa. Se all'interno della realtà di un gioco noi percepiremmo l'ambiente come una realtà solida, la solidità è solo apparente, perché i bit che la compongono sono uguali ai bit che compongono una canzone, una immagine, ecc.

Credo che emerga con chiarezza il concetto fondamentale. La realtà è reale solo all'interno del contesto in cui è percepita. Ma cessa di esserlo se si riesce ad uscirne. Da questa affermazione deriva quindi che tutto ciò che noi non sentiamo come solido o che non percepiamo con i nostri sensi, o che consideriamo immateriale, come il pensiero, le sensazioni, le emozioni, sono in realtà costituite della stessa materia, che ora definiamo energia, che costituisce la realtà solida.

La differenza è soltanto il contesto, l'insieme di regole che organizzano l'energia che è la base dell'esistenza, e si può passare da un contesto all'altro, conoscendo il  modo di applicare le nuove regole alla creazione che vogliamo trasferire. Detto in parole semplici, possiamo materializzare un pensiero, possiamo spostare un oggetto da un posto all'altro, possiamo dare corpo ad una emozione. Cambiando il contesto.

In questo ambito, con questo chiarimento generale, possiamo allora fare rientrare tutta quella serie di fenomeni che stanno ancora cercando una soluzione. L'ipnotismo, lo spiritismo, la materializzazione, la levitazione, il poltergeist, e tutti i vari aspetti del comportamento del gruppo, che sono il principale oggetto del presente saggio.


Lo scibile umano.



Nel campo delle ricerche umane sulla conoscenza, ve ne sono quattro che si occupano dell'immateriale. Ci sarebbe anche una quinta branca che è essenzialmente immateriale, l'arte. E' arte il tentativo di portare l'immateriale nel reame del reale, per dirla come più sopra, l'arte tenta di tradurre le regole dell'immateriale verso quelle del contesto in cui siamo immersi. Ma nel seguito voglio mettere in evidenza i limiti dell'approccio razionale o sistematico.

A) La religione.
Reame principe di affari immateriali. Lo spirito, l'al di là secondo la sua maniera, l'anima, i riti. Alla religione, come classificazione, appartengono anche tutte le deviazioni che si sono formate nei tempi, le così dette sette con vari obiettivi, come la stregoneria, i riti satanici, anche forme di isterismo collettivo verso personaggi carismatici. Ecc. Non è questa la sede per approfondire questa materia, se non per le indubbie manifestazioni di controllo del gruppo, argomento che sto esaminando.

B) La Scienza.
Si dibatte da anni nella per ora inutile, ma dispendiosa, ricerca sul sempre più piccolo, trasportandosi sempre più da un mondo fisico ad uno immateriale, peraltro senza conoscerne i confini, ma ipotizzando teorie sempre meno dimostrabili per cercare una comprensione che sfugge. Più procede più la comprensione si allontana. Le altre branche della scienza, come l'elettricità, il magnetismo, l'informatica, che trattano anche esse oggetti immateriali, si accontentano di codificare i procedimenti per utilizzarli al meglio, senza troppo perdere tempo nelle indagini da base.

C) La  Filosofia.
Reame di ricerca della logica. Salvo rari casi, la filosofia, ovvero i filosofi, altro non hanno fatto sin dal tempo dei Greci, che cercare di individuare tutti i comportamenti dell'uomo, sia come ragionamenti che come azioni, in classificazioni sempre più strette, sino ad arrivare alla totale estraneità degli attuali ricercatori da una, per quanto sottile, struttura della conoscenza umana. Cito brevemente alcune riflessioni su Kant e Cartesio, che ebbe, tra l'altro, l'intuito di superare la barriera del reale, il contesto dei nostri dintorni, con la constatazione che il pensiero deve avere un corpo.

Citazioni da Wikipedia su Cartesio e Kant:

Cartesio, per la sua personale esperienza della verità, ritiene che i pensieri di cui possiamo essere certi sono evidenze primarie alla ragione. Evidente è l'idea chiara e distinta, che si manifesta all'intuito nella sua elementare semplicità e certezza, senza bisogno di dimostrazione. Ne sono esempi i teoremi di geometria euclidea, che sono dedotti in base alla loro stessa evidenza, ma nello stesso tempo verificabili singolarmente in modo analitico, mediante vari passaggi.


(Nota Bene: Valore dell'intuito, dell'acquisizione della conoscenza mediante la ricerca all'interno del sé, secondo l'attuale traguardo metodologico del sapere che ci viene trasmesso).


Che cosa possiamo sperare di conoscere con certezza? Proprio quando sembra impossibile individuare qualcosa che possa essere conosciuto con evidente certezza, Cartesio si rende conto che qualunque cosa possa fare quel genio maligno di cui ha ipotizzato l'esistenza nel corso della messa in discussione di ogni certezza, questi non potrà mai far sì che io, che dubito di essere ingannato da lui, non esista: la sua azione dell'ingannare si rivolge ad un esistente che subisce l'inganno e che dubita di essere ingannato e, se dubita, pensa. Questo è il principio ( meglio conosciuto nella formula del “cogito ergo sum”, "penso, quindi sono", che compare nel Discorso sul metodo) su cui ricostruire l'edificio della conoscenza.

Dal momento che dobbiamo rifiutare l'insegnamento dei sensi che ci rappresentano come dotati di un corpo, Descartes conclude di essere una sostanza pensante.



Kant. Uno dei principali contributi della dottrina kantiana è l'aver superato la metafisica dogmatica operando una rivoluzione filosofica tramite una critica della ragione che determina le condizioni e i limiti delle capacità conoscitive dell'uomo nell'ambito teoretico, pratico ed estetico.

Per critica in termini kantiani si intende quell'atteggiamento filosofico che consiste nell'interrogarsi programmaticamente circa il fondamento di determinate esperienze umane ai fini di chiarirne la possibilità (ovvero le condizioni che ne permettono l'esistenza), la validità (ovvero i titoli di legittimità o non-legittimità che le caratterizzano) e i limiti (ovvero i loro confini di validità).

(Nota Bene: E' ciò che stiamo facendo voi ed io con questo saggio.)


Uno degli obiettivi di fondo della filosofia kantiana è di stabilire che cosa possiamo conoscere con certezza. Ripercorrendo le fondamenta del pensiero moderno e riferendosi alla ricerca e alla scoperta di verità certe o presunte tali (come nel caso di Cartesio), Kant intende descrivere quali sono i presupposti necessari al fine di garantire un'esperienza certa del mondo, e ad essere più precisi, quali elementi, tipici dell'essere umano, permettono di costruire una conoscenza scientifica del mondo.

Nell'istanza critica di Kant risulta quindi centrale l'aspetto del limite: il criticismo infatti si presenta come una filosofia del limite e può venir definito un'ermeneutica della finitudine,ossia come un'interpretazione dell'esistenza volta a stabilire nei vari settori le "colonne d'Ercole dell'umano" e quindi il carattere limitato delle possibilità esistenziali. Ma è da precisare che definendo il limite di un'esperienza si va ad attribuirne la validità: nel caso dell'opera in questione, la "Critica della ragion pura", l'impossibilità della conoscenza di trascendere i limiti dell'esperienza è alla base dell'effettiva validità della conoscenza stessa.


D) La psicologia.
Questo reame comprende i vari aspetti della psicologia, l'analisi, lo studio dei comportamenti, la tecnica per la cura, la tecnica per l'accrescimento, ecc. Ma anche la parapsicologia, lo spiritismo, ecc, in quanto anche queste aree minori o peggio, misconosciute, in qualche modo contribuiscono alla ricerca sull'immateriale, come avviene nella aree più altolocate.

Citazioni da Wikipedia su Freud e Joung:

Sigmund Freud è noto per aver elaborato una teoria scientifica e filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Di formazione medica, tentò di stabilire correlazioni tra la visione dell'inconscio, rappresentazione simbolica di processi reali, e delle sue componenti con le strutture fisiche del cervello e del corpo umano, speculazioni che hanno trovato parziale conferma nella moderna neurologia e psichiatria.


In un primo momento si dedicò allo studio dell'ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psichiatrici, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria, in particolare dal caso Anna O.

Le idee e le teorie di Freud - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancora oggi dibattute, non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale. Molti hanno messo in discussione l'efficacia terapeutica della psicoanalisi. Di questo fatto, lo stesso Freud era probabilmente consapevole.


Carl Gustav Jung. La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata "psicologia analitica" o "psicologia del profondo", raramente "psicologia complessa".

Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud, se ne allontanò nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla storia della collettività umana. C'è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre ad un inconscio individuale. La vita dell'individuo è vista come un percorso, chiamato processo di individuazione, di realizzazione del sé personale a confronto con l'inconscio individuale e collettivo.


I padri della psicoanalisi, Freud e Joung, è doveroso accomunarli per i loro meriti, che vanno peraltro in direzioni diverse, si sono sforzati di far rientrare tutto ciò che riguarda la mente e la psiche in ben definiti limiti scientifici, tali da poter essere indagati con rigore ed essere utilizzati per un aiuto, sotto il profilo medico, dei disturbi dei pazienti.

Nella loro indagine hanno formulato delle teorie sulla struttura della mente e della psiche e le direzioni prese da ciascuno si sono allontanate, dove con Freud le teorie non si sono evolute oltre a semplici opinioni fortemente condizionate dall'etica del tempo, con Joung si è ottenuta una reale scoperta con il principio generale della interdipendenza della psiche tra la persona ed un serbatoio di esperienze collettive.

Tale principio si avvicina molto al concetto sopra esposto di realtà parallele, sedi della materialità delle esperienze della mente. Tale concetto è la prima crepa nella diga dell'ignoranza sulle realtà alternative. Joung ha usato il termine “archetipo” per denominare quella prerogativa che rappresenta una struttura esperienziale in grado di condizionare e condurre le scelte della psiche che la incontrano.

Questo è un concetto simile al tema che sto sviluppando, pur, tuttavia, senza esserne completato e senza spiegarne la formazione. Joung ha solo ipotizzato che esista, ma questo è già un grande passo avanti.

Quanto a Freud, lui ha, dal canto suo, dovuto ammettere che un bravo ipnotizzatore riusciva meglio e più velocemente di lui, nonostante il suo metodo di analisi razionale, a sondare l' “inconscio” del paziente. E tutti i ricercatori che sono seguiti non hanno apportato nulla di nuovo, avendo tutti indistintamente basato la loro ricerca sul tentativo di aprire un canale di comunicazione con i loro soggetti. Oppure si sono avvalsi della statistica per codificare una serie di comportamenti più o meno devianti dalla norma, definendo molti di essi come “malattie”. Senza tuttavia una reale giustificazione di tali definizioni.


Una prima analisi.



Le citazioni di Cartesio e di Kant hanno lo scopo non di avallare le loro scoperte, ma di individuare in loro delle direzioni che lo scibile umano ha correttamente preso, senza peraltro riuscire a superare quel limite, da loro stessi intravisto, che permetterebbe di avere finalmente una chiara visione e spiegazione dell'immateriale.

Oggi, dopo i recenti sviluppi di quella nuova scienza dell'immateriale che va sotto il nome di informatica, abbiamo affinato gli strumenti intellettuali che, al di là della semplice logica (scusate il bisticcio: l'informatica è il regno della logica, ma non è dominata dalla logica stessa in senso filosofico), ci permettono di sondare l'immateriale per analogia.

La formazione di un pensiero, o di una emozione, o di una intuizione, avviene. Ovvero incomincia ad esistere, dove prima non era nulla. Quindi, questo atto creativo, per il semplice fatto di essere di per sé
, occupa quello che ora possiamo bene definire come un suo spazio, solo perché prima non esisteva, ed ora la sua esistenza nuova deve lasciare la sua impronta in qualche cosa.

Quei poderosi pensatori, al raggiungimento di questa constatazione, esaurivano la loro indagine: perché non avevano nessuna ulteriore traccia da seguire. Ma ora noi sappiamo che la realtà è a strati, levato uno strato ne troviamo un altro, come aprire una cipolla, ed ogni strato è una manifestazione diversa, ha un suo insieme di regole, un suo contesto diverso.

Diviene così naturale ed immediato assegnare ad una di queste sfaccettature della realtà la sede dell'immateriale, perché abbiamo ormai conquistato il concetto che l'immateriale è senza sostanza per noi qui, in questa realtà, ma dispone di una struttura reale nell'altra realtà, che è il suo proprio reame. Per inciso, tale struttura è maggiormente complessa, in quanto vi sono vari gradi di realtà affini e collegate, ma distinte, ad esempio si parla, tra l'altro, di mondo eterico e mondo astrale, che sono differenti.


Noi siamo creativi nel vero senso della parola.



E' ormai accettato dagli studiosi il fatto che il cervello, meglio la mente, abbia una memoria. Più di un tipo, ne vengono classificati tre generi, a breve, medio e lungo termine. La presenza della memoria permette al meccanismo del pensiero di tener conto di elaborazioni già fatte e riutilizzarle durante l'evoluzione dell'idea che si sta formando.

Non è questo un altro modo per dire che pensando noi creiamo qualcosa? Che ha un sua precisa collocazione in qualche posto? Ecco che la forma-pensiero viene creata. Essa viene trattenuta in memoria, e non è la stessa cosa del dire che questa forma-pensiero è un oggetto nel contesto del reame dell'immateriale?

La forma-pensiero mantiene la sua struttura a seconda della sua importanza, se è soltanto un termine di passaggio durante l'evoluzione dell'idea, si dissolve non appena non serve più. Ma se, al contrario, rappresenta il risultato finale dell'elaborazione, essa rimane solida e si conserva bene, sino a quando gli eventi esterni o noi stessi la facciamo svanire.

Per il semplice fatto di esistere come supporto al nostro lavoro della mente, lo scambio dei dati è nei due sensi, da e verso la memoria, da e verso la forma-pensiero.

Il reame in cui giacciono tutte le forme-pensiero è quello spazio, o quella zona di energia o quella realtà parallela che Joung ha chiamato “inconscio collettivo”, ma a cui risponde meglio la definizione di coscienza collettiva. Qui si vengono a formare tutte le forme-pensiero e qui esse interagiscono.

In via preliminare posso dire che la reciproca influenza tra le forme-pensiero dipende innanzi tutto dalla loro compattezza, dalla loro dimensione, dalla loro profondità. Tuttavia queste forme-pensiero sono degli oggetti individuali, influenzano la coscienza collettiva solo nel senso che si rendono disponibili perché sia messa a disposizione la propria peculiarità, che, a seconda appunto della propria grandezza, apporterà maggiore o minore esperienza al collettivo.

Ho accennato più sopra all'arte. Un artista, per esempio, ma questo vale per chiunque in tutte le circostanze, un artista immagina, crea la sua opera. Mettiamo uno scultore, lui durante la sua ispirazione, vede l'opera al completo, se la costruisce nella sua mente, la corregge e la affina. E tutto questo processo è molto rapido, in poco tempo l'opera è pronta. Dove? Ben reale nell'immateriale. Poi lo scultore inizia a modellare la creta o a scolpire il marmo e non fa altro che copiare la sua stessa opera, che ha riposto nell'immateriale. Come qualcuno ha detto: la statua è già nel marmo, bisogna soltanto levare via l' eccesso.

Così è per lo scrittore, per il pittore, per il poeta, ecc. Ma anche per il progettista, il softwarista, per me stesso: io sviluppo un concetto con la mente e poi lo trascrivo sul desk del PC leggendo quasi parola per parola nell'immateriale, nella memoria.


Il reame dell'immateriale.



Il reame dell'immateriale è un diverso aspetto del creato, che comprende naturalmente il reame della fisicità come noi la percepiamo tutto intorno. La realtà è un insieme di aspetti che sono assunti dall'energia mediante cui sono formati e più sopra ho presentato un esempio di come si possa concettualizzare il fatto che la realtà solida non sia altro che un contesto entro cui noi siamo immersi. Ma è una energia, ed in quanto tale, è soggetta ed agisce mediante onde.

Il suono è un'onda, un insieme di onde sonore, se ben armonizzate, produce la musica. Quindi si può costruire un brano musicale, una canzone, una sinfonia, partendo da onde semplici, essenziali, e combinandole secondo precise regole. Parimenti si può costruire un oggetto solido partendo da onde semplici e combinandole non più in due dimensioni fisiche, come il suono, ma in tre o più, il risultato che viene quindi formato è un oggetto solido se siamo stati in grado di operare nel nostro contesto, oppure una forma pensiero nell'immateriale. Vorrei ricordare i moderni “plotter tridimensionali” che costruiscono un oggetto bit a bit, con delle onde, appunto.

Le onde, quando incontrano altre onde con la stessa, o una molto simile, struttura, si sommano, diventano più grandi. I suoni crescono in intensità, Le orchestre usano molti strumenti come i violini e pochi fiati, per accrescere il volume di suono dei primi rispetto i secondi.

Le forme-pensiero si comportano allo stesso modo. Se vengono a contatto con altre forme-pensiero simili la loro parte in comune si somma dando come risultato una forma-pensiero collettiva più grande. La quale poi continuerà a crescere man mano che incontra altre forme-pensiero con tratti comuni.

La sua consistenza aumenta, oltre che la sua grandezza, e la sua struttura si affina, diventando quindi l'essenza delle varie forme-pensiero che l'hanno originata. Quando questo nuovo essere raggiunge una certa dimensione, la mantiene e rimane in vita per sempre. E' questa l'origine degli “archetipi” di Joung.

Ogni forma-pensiero viene originata da una mente e con questa mantiene una connessione, in quanto la mente stessa userà la propria forma-pensiero in seguito. Quando la sua forma-pensiero si fonde con altre, originate da altre menti, il legame continua ad esserci, e la mente avrà a disposizione l'essenza dei concetti di tutte le forme-pensiero che si sono fuse. E il valore di questa nuova grande forma-pensiero collettiva si viene a sommare con il valore complessivo della coscienza collettiva.

Per chiarire meglio. E' avvenuto quell'immane disastro dell'attacco alle torri WTC del 911, L'umanità intera ha provato un acuto senso di commozione e di raccapriccio. Questo ha portato alla formazione di una gigantesca forma-pensiero collettiva di compassione che ha sollevato in senso positivo l'intera coscienza collettiva dell'umanità. Tale archetipo di compassione è ancora operante e contribuisce alla compensazione dei tanti archetipi negativi che sono stato originati dalle violenze contro l'umanità stessa. E la stessa umanità ne beneficia, perché ogni persona che quel giorno ebbe un moto di compassione, si è vista di ritorno una grande commozione.

Ecco, siamo arrivati ad una importante precisazione. Le forme-pensiero non sono sempre positive o innocue. Ogni forma-pensiero agisce secondo quelle regole, anche quelle che incitano alla violenza, al crimine, o che agiscono direttamente con delle azioni che si riversano nel nostro contesto.


Il gruppo e le sue implicazioni.



Siamo pronti adesso ad esaminare il meccanismo che agisce nel “gruppo”. Abbiamo già intravisto alcuni elementi, vediamo ora di mettere per ordine i concetti che ci portano a comprendere la dinamica del gruppo.

Da Wikipedia:

In sociologia e psicologia sociale si definisce gruppo un insieme di persone che interagiscono le une con le altre, in modo ordinato, sulla base di aspettative condivise riguardanti il rispettivo comportamento. È un insieme di persone i cui status e i cui ruoli sono interrelati. Gli esseri umani sono portati a cooperare, competere, analizzare, produrre idee, progettare e decidere in gruppo, i gruppi sono una parte vitale della struttura sociale. I gruppi si formano e si trasformano costantemente; non è necessario che siano autodefiniti e spesso sono definiti dall'esterno.

Secondo Lewin un gruppo può definirsi :

"una totalità dinamica. Ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte o frazione qualsiasi interessa lo stato di tutte le altre. Il grado di interdipendenza delle frazioni del gruppo varia da una massa indefinita a un'unità compatta. Dipende, tra gli altri fattori, dall'ampiezza, dall'organizzazione e della coesione del gruppo".

Sono gruppi:
- la famiglia, anche se minima con due soli elementi.
- la classe di scuola.
- la scuola.
- la squadra sportiva a cui si appartiene.
- la tifoseria per una squadra sportiva.
- il reparto in si lavora.
- l'azienda in cui si lavora.
- il quartiere in cui si vive.
- la città in cui si vive.
- la nazione in cui si vive.
- il pianeta in cui si vive.
- l'orchestra o la banda, ecc, in cui si suona.
- il pubblico al concerto.
- il pubblico a teatro e al cinema.
- il pubblico ad una manifestazione politica, culturale, ecc.
- i fedeli di una religione.
- i seguaci di un partito politico.
- i seguaci di un ordine religioso o laico.
- la gerarchia di un ordine religioso o laico.
- il sostegno psicologico.
Ma anche:
- i partecipanti ad un sabba.
- i partecipanti ad un'orgia di sesso o di sangue.
- i membri di una congregazione.
- i membri di una banda criminale.
- ecc.

Ho puntigliosamente elencato una serie di raggruppamenti per dimostrare che la vita del genere umano è imprescindibile dall'appartenenza ad un gruppo. Anche l'anacoreta appartiene ad almeno un gruppo: il genere umano.

In ogni attività noi veniamo a trovarci a condividere in qualche modo pensieri ed obiettivi con gli altri, anche se non siamo fisicamente a contatto. Come per esempio i cittadini di una nazione, o gli spettatori di qualche evento. In quel momento formiamo un gruppo e generiamo una forma-pensiero collettiva.

La generazione della forma-pensiero collettiva del gruppo è automatica, ed è spontanea quando le persone vengono a condividere gli stessi pensieri come conseguenza di un avvenimento. Ma può anche essere indotta, quando una delle persone che è all'interno del gruppo e ne sia l'agente formatore, prenda il controllo indirizzando i pensieri di tutti verso un unico argomento.

E' la tecnica di controllo più antica del mondo. Il capo, chiunque sia, qualunque sia il suo scopo, fa concentrare i pensieri dei membri del gruppo sull'argomento che presenta. Gli viene più facile se i membri sono presenti, ma può riuscire con successo anche con gli assenti. La forma-pensiero collettiva che viene così prodotta può essere ribaltata dal capo stesso, o avviene in modo spontaneo se era stata creata a questo scopo, su tutti i membri del gruppo per condizionarli ad agire secondo la volontà del capo.

(Nota Bene. Il controllo e condizionamento delle persone non avvengono con la sola gestione delle forme-pensiero collettive. Occorre anche una tecnica di controllo individuale, che consiste in attività sia fisiche che psicologiche. Non è il tema di questo saggio, ma brevemente posso dire che il modo più diretto è la presentazione al soggetto di verità assolute in conflitto tra loro, per cui il soggetto va in confusione e la sua psiche elabora dei conflitti non risolti che riducono fortemente la capacità di pensiero. Tecnica usata dalle religioni, dai partiti politici, ecc.)


Tanto maggiore è la sottigliezza della forma-pensiero collettiva generata, tanto maggiore sarà la sua potenza e la sua capacità di penetrazione di ritorno verso i membri che ne verranno sottomessi.

Vediamo tutti i giorni come quello che viene definito indottrinamento riesca a condizionare le azioni di gente che ha partecipato a corsi formativi dedicati a questo scopo. Si tratta della reazione di ritorno sui singoli della forma-pensiero collettiva evocata dal coordinatore e manipolata secondo lo scopo prefissato. Nel bene e nel male.

Pensiamo ai terroristi, o anche solo alla forza di condizionamento della pubblicità. O all'entusiasmo che si scatena durante le gare sportive, o alla fede cieca di molti tifosi che si fanno travolgere dall'emozione stando davanti ad una TV, che sono soltanto pixel, che potrebbero benissimo essere falsi, senza che peraltro perdano il loro potere evocativo causato dalla forma-pensiero collettiva del tifo alla squadra.

O pensiamo alla forza evocativa della forma-pensiero collettiva locale dei fedeli, ad un rito religioso, a cui si aggiunge la forma-pensiero collettiva gigantesca formata dalla intera comunità degli aderenti a tale confessione religiosa.

L'argomento del gruppo è assai spinoso per la psicologia classica, come abbiamo visto più sopra, non si può cercare una spiegazione senza dover ammettere che esista una realtà al di fuori del mondo fisico e reale, ma interconnessa alla realtà in cui siamo immersi.


I ricercatori, gli scienziati, si rifiutano dai ammettere che esistano tali aspetti dell'esistenza, lasciando questi argomenti a chi secondo loro sono attrezzati per gestirli, le religioni e le filosofie. Ed in questo modo non potranno mai trovare delle spiegazioni, ma molto più importante, non potranno trovare degli efficaci e sicuri rimedi per combattere gli abusi che sono stati perpetrati da alcuni, oggi e nel passato, sia singolarmente che contro la collettività.

E, d'altra parte, la filosofia è impotente, perché anch'essa si pone dei limiti invalicabili, e la religione, al contrario, è maestra nell'impiego di tecniche di condizionamento dei gruppi, che schiere di psicologi sarebbero ben contenti di padroneggiare.

E c'è un risvolto negativo, piuttosto potente e pericoloso. Le forme-pensiero collettive hanno una capacità enorme, in pratica possono controllare il luogo in cui sono allocate tanto maggiormente quanto siano dotate di forza propulsiva dai loro creatori umani. Possono agire come riflesso fisico nel nostro contesto, come abbiamo visto nell'innocente esperimento di levitazione di un ragazzo, ma possono anche determinare conseguenze davvero molto gravi. I riti “satanici”, che contemplano anche “sacrifici” in varie forme, determinano nel gruppo dei partecipanti delle forti emozioni che, convogliate verso lo scopo della invocazione, creano una forma- pensiero collettiva molto forte. Quando l'officiante impara la tecnica di orientare la forma-pensiero collettiva, anche dirigendola nel nostro contesto, ottiene un potere grandissimo.

Vi sono riti sabbatici orientati solo al proprio benessere, magia bianca, ed altri orientati al male e alla distruzione, magia nera, vudù deteriore, messe nere, ecc.
Anche solo un gruppo con una fattucchiera, o un medium, crea una forma-pensiero collettiva con il suo cliente che è in grado di manifestarsi o condizionando le carte, o facendo apparire delle immagini, o muovendo oggetti. Non si tratta di spiriti, ma della nostra creazione nell'immateriale che, ritornando indietro, manovrata dal conduttore, si manifesta in modi percepibili.  

I militari usano con grande efficacia la dinamica del gruppo. I raggruppamenti tipici degli eserciti, squadre, compagnie, battaglioni, reggimenti, ecc. sono sempre caratterizzati da dei simboli, dei fregi, delle tradizioni che li fanno distinguere dagli altri. Allo scopo di creare e mantenere attraverso i membri, che vengono sostituiti dopo il servizio, quello spirito di corpo che altro non è che la forma-pensiero collettiva del raggruppamento, dove avviene un continuo ricambio di persone, ma dove il gruppo rimane sempre lo stesso.

Il comandante abile sa usare questa formazione e sa che può ottenere quello che vuole. Incita il proprio gruppo ad eseguire azioni per la gloria dello spirito di corpo, concentrando così le menti su quella unica forma-pensiero, attraverso la quale tiene il gruppo unito. E se vede segni di cedimento, dopo una marcia o una pesante battaglia, li fa invariabilmente cantare, tutti la stessa composizione, in modo da impedire che si formi una nuova forma-pensiero collettiva di squilibrio, in opposizione ai precedenti doveri. Il comandante non sa perché, ma sa che funziona.

D'altra parte perché i soldati devono stare a vivere sempre nel medesimo posto assegnato, quale differenza ci sarebbe se ciascuno andasse a dormire dove gli viene comodo, andasse ad esercitarsi nelle zone del reparto che più gli aggradano al momento? Il risultato non dovrebbe essere il medesimo? Tecnicamente sì, ma non si formerebbe lo spirito di corpo, la forma-pensiero collettiva del raggruppamento, che è imperiosamente al servizio del comandante, perché è il simbolo del suo potere.

Con quale altra forza il comandante potrebbe ordinare ai soldati anche l'estremo sacrificio della vita se costoro non fossero controllati dalla forma-pensiero collettiva che inculca loro discutibili principi come il senso dell'onore, della patria, del nemico, ecc? Non siamo forse tutti uguali, perché in quelle condizioni, dentro ad un esercito, siamo più uguali degli altri?

Nelle sommosse popolari, nelle tifoserie sfrenate, o anche nei processi sommari che si fanno in posti che in qualche misura dovrebbero aver ricevuto esempi di umanità e civiltà o anche nei tristi episodi di violenza in certe zone del passato “far west” ed  anche altrove nel presente. In queste circostanze, dicevo, la folla si comporta in modo del tutto irrazionale. Spesso delle brave persone si mettono a comportarsi come efferati criminali. E dopo, a volte stentano a ricordarsi di cosa hanno fatto.

Da Wikipedia:

L'esperimento della prigione di Stanford fu un esperimento psicologico volto a indagare il comportamento umano in una società in cui gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza. L'esperimento prevedeva l'assegnazione, ai volontari che accettarono di parteciparvi, dei ruoli di guardie e prigionieri all'interno di un carcere simulato. Fu condotto nel 1971 da un team di ricercatori diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford University. Gli inattesi risultati ebbero dei risvolti così drammatici da indurre gli autori dello studio a sospendere la sperimentazione.


Cosa ha indotto le persone a comportarsi nel modo inaspettato? Ora disponiamo della risposta: la forma-pensiero collettiva ingigantita delle emozioni del gruppo che si è momentaneamente formato, dove tutti hanno proiettato la propria volontà ed il proprio pensiero verso un argomento dominante. Tale argomento non ha tuttavia una sua validità, cioè non rappresenta assolutamente la verità, ma è solo la situazione voluta da chi ha interesse a manovrare la folla, spesso fuorviando il significato dei fatti.

La forma-pensiero collettiva si affina sfrondando le sfaccettature dei singoli pensieri e si espande sulla sola struttura dominante moltiplicando la propria potenza. E ricade sulle singole menti delle persone forzandole a compiere giusto quegli atti che ne sono diventati la parte essenziale. Dopo che il controllo si sia esaurito, le singole menti non sono più sottomesse a tale pressione e per lo più cercano di distruggere il residuo ricordo delle azioni commesse.


Altri aspetti delle forme-pensiero.



Nel trattare le implicazioni del gruppo non si possono tralasciare i temi classici della meditazione, dell'ipnosi, delle possessioni e delle maledizioni.

La meditazione può essere fatta individualmente o in gruppo e per gruppo intendo non solo i partecipanti ad una seduta organizzata, ma anche chi viene invitato a partecipare in posti molto lontani, via internet per esempio, ed anche non nello stesso momento.

La meditazione consiste principalmente nella tecnica di allentamento del pensiero cosciente, dell'io pensante, nella mente, per rendere quest'ultima libera dai compiti ordinari ed in grado di orientarsi verso il canale di comunicazione nei due sensi per l'altrove. Alcuni parlano di liberare l'inconscio, ma è improprio, qui si tratta di raggiungere realmente il reame dell'immateriale, e, in alcuni, casi di trasportare là la propria coscienza, il proprio io pensante, ed agire dentro quell'altro aspetto della realtà.

Nella meditazione collettiva un operatore guida gli invitati a, per prima cosa, operare l'allentamento della tensione mentale ordinaria, ed in seguito ad orientare la propria attenzione sull'argomento che sta presentando. Qui si crea, allora, la forma-pensiero collettiva che poi seguirà un suo proprio sviluppo secondo la direzione decisa dai partecipanti. La meditazione collettiva in posti diversi e separati opera allo stesso modo e vengono raggiunti anche risultati importanti, con la creazione di “archetipi” permanenti che contribuiscono agli sforzi delle entità che vi stanno operando.

Il punto importante è, tuttavia, che si possono generare anche forme-pensiero collettive negative, con “archetipi” distruttivi, cosa che accade per esempio con le propagande sul terrore fatte dai mezzi di comunicazione di massa. Lo sconcerto e la paura degli spettatori davanti alla TV o ai giornali è molto simile ad una meditazione collettiva.

D'altra parte il lettore che conosce le pratiche della moderna psicologia, riconoscerà nella pratica della meditazione collettiva lo stesso strumento che usano gli psicologi nei gruppi di sostegno e di lotta contro l'alcolismo, la droga, il tabagismo, ecc.

Andare dalla meditazione all'ipnotismo il passo è breve. L'ipnotizzatore, dopo un opportuno addestramento, è in grado di sollecitare nel suo paziente uno stato di sonno, ma tale solo per l'io pensante, la mente cosciente, del tutto simile al sonno normale. Tuttavia il corpo, il fisico, non ha ricevuto il comando di dormire e continua a reagire secondo i suoi tradizionali schemi, imparati nel corso del tempo. Esattamente come accade ai sonnambuli.

Il corpo quindi reagisce ai comandi dell'ipnotizzatore ed esegue quanto gli viene richiesto, purché sia nelle norma dei suoi comportamenti già acquisiti. Il controllo del paziente avviene attraverso una forma-pensiero collettiva che si è formata dal gruppo con l'ipnotizzatore ed il suo paziente, o anche con più persone, negli spettacoli, ad esempio. Attraverso il canale che la forma-pensiero collettiva ha formato, a partire dalla espressa volontà dei due o più partecipanti, che l'esperimento funzioni, il paziente riceve le richieste ed esegue quanto gli è possibile. Se il paziente non ci crede, l'ipnosi non funziona.

Sono molto simili le pratiche della possessione, delle maledizioni e dello spiritismo. Si tratta sempre di creazioni di una forma-pensiero collettiva tra l'officiante ed il suo cliente o i clienti. Viene creata una forma-pensiero collettiva molto affinata, con un solo preciso obiettivo, quello che il cliente indica e conosce bene, e che quindi assume un valore e potere molto grande. E pericoloso.

Come ho già evidenziato più sopra, una tecnica per affinare e potenziare la forma-pensiero collettiva è indurre una forte emozione nei partecipanti alla meditazione, invocazione, rito sciamanico, ecc. In purtroppo molti casi la storia recente e passata ci narra di sacrifici umani, che rappresentano ovviamente il culmine del raccapriccio, e sono quindi molto potenti. Si racconta, per il passato, di tali sacrifici smitizzandoli, per allontanarli dall'emozione, essendo lontani nel tempo, tuttavia accadono anche oggi, in forma pubblica, con esecuzioni immotivate, o in forma privata con le “messe nere” o simili.

Ho esaminato in questa parte pratiche e fenomeni che la scienza ufficiale preferisce ignorare, se non combattere apertamente mettendoli in ridicolo, ed è doveroso citare anche il fenomeno delle materializzazioni. Questo è ancor meno preso sul serio, la scienza è troppo distante dal trovare una spiegazione e taccia di visionario chi se ne occupa. Eppure è reale. Ci sono prove inconfutabili che alcuni Maestri sono e sono stati capaci realmente di fare apparire sul palmo della loro mano degli oggetti. Vi sono, è vero, molti ciarlatani e truffatori, ma quelli veramente in grado di fare questo sono stati filmati ed analizzati.

Possiamo, alla luce di quanto detto fin'ora, trovare una semplice spiegazione. Il Maestro compie questo atto durante le sedute pubbliche di insegnamento e benedizione ai propri allievi o fedeli. La forma-pensiero collettiva dei presenti può essere orientata verso la trasmutazione della forma-pensiero creata dal Maestro, con grande cura dei dettagli, dal reame dell'immateriale al mondo fisico, assumendo una consistenza reale, di solito di metallo oro.

Nel recente scorcio di storia abbiamo assistito ad una esplosione di creatività e di talenti musicali. Anche grazie alla possibilità di divulgare le nuove creazioni in tutto il mondo e alla disponibilità di mezzi tecnici per la creazione ed il trattamento del suono.

Sono nati molti complessi musicali, con i più vari stili musicali, raccogliendo le tradizioni dei paesi di tutto il mondo. I complessi sono dei gruppi e, in quanto tali, sono soggetti alla dinamica del gruppo, come per altri raggruppamenti. Le possibilità di raccolta, archiviazione e comparazione disponibili oggi, permettono di fare delle constatazioni impossibili nel passato. Se si segue l'evoluzione nel tempo dei complessi si può notare che il loro stile cambia, ed a volte radicalmente, quando uno degli elementi del complesso viene sostituito o ne viene incorporato uno in aggiunta.

I complessi non hanno un direttore d'orchestra, ed in seguito vedremo come agisca costui, quindi è la forma-pensiero collettiva che funge da direttore d'orchestra. Tutti gli elementi contribuiscono con le proprie rispettive tecniche ed ispirazioni, e la forma-pensiero collettiva assume la tipica fisionomia del gruppo, e si ribalta poi su ciascuno, condizionandone l'esecuzione, e la creazione, del brano musicale. Se si cambia un elemento la conseguenza è, del tutto involontariamente, una diversa forma-pensiero collettiva che dà luogo ad un diverso risultato finale.

Da Wikipedia:

Jimi Hendrix. È stato uno dei maggiori innovatori nell'ambito della chitarra elettrica: durante la sua parabola artistica, tanto breve quanto intensa, si è reso precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del rock attraverso un'inedita fusione di blues, rhythm and blues/soul, hard rock, psichedelia e funky.

Secondo la classifica stilata nel 2011 dalla rivista Rolling Stone, è stato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Si trova infatti al primo posto della lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone, precedendo Eric Clapton e Jimmy Page.

Due sue esibizioni, in particolare, sono entrate di prepotenza nell'immaginario collettivo: il suo esordio al festival di Monterey del 1967, in cui concluse la performance dando fuoco alla sua chitarra davanti ad un pubblico allibito, e la chiusura del festival di Woodstock del 1969, durante la quale, con dissacrante visionarietà artistica, reinterpretò l'inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto e cacofonico.

Hendrix è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1992.


Lo sapeva bene Jimi Hendrix, il grande innovatore della musica rock. Può non piacere a molti, il suo è stato un genere particolare, ma il punto è che il suo sviluppo ha avuto quattro stadi, dove ha sperimentato nuove e diverse concezioni del suonare. Ma ha formato quattro diversi nuovi gruppi, perché sentiva che il gruppo di cui faceva parte al momento non era in grado di sostenerlo nella sua evoluzione del linguaggio musicale.

La musica tradizionale, la musica classica, ed operistica, si basa invece sulla presenza di un direttore d'orchestra. Ma se osserviamo le trasmissioni di concerti alla TV, oggi frequenti e disponibili, diversamente dai tempi passati, vediamo che  nessun suonatore guarda il direttore d'orchestra
. Il loro sguardo è soltanto rivolto allo spartito che ha di fronte, ed alcuni non sono nemmeno di fronte al direttore stesso. Questa strana disposizione non era così evidente tempo addietro, oggi le moderne riprese in HD, ci permettono di vedere cosa fanno tutti i membri di una grande orchestra.

Il direttore d'orchestra agita la sua bacchetta, la dirige versi i vari settori, corde, fiati, ecc, imprime il tempo dell'esecuzione, ma lo guarda solo il regista della ripresa televisiva. Come fa a dirigere? Oggi abbiamo la risposta, è la forma-pensiero collettiva dell'orchestra a dirigere i musicisti, il direttore è ad essa che si rivolge, potrebbe benissimo starsene fermo in un angolo, ma lui stesso ha bisogno di concentrarsi per trasferire il suo controllo, proprio con dei movimenti fisici, a cui è familiare, a mezzo dei quali esporta nell'immateriale la propria direzione artistica.


La sottigliezza dell'azione del gruppo.



Dopo aver assistito ad uno spettacolo, a teatro, o ad un concerto, o anche ad un raduno per vari scopi tipo presentazione di opere fatte da autori, rassegne o anche movimenti politici o sportivi o altro. In somma, ad un assembramento di persone riunite per fruire e gustare un qualche tipo di spettacolo, spesso accade che al termine ci si senta come se si fosse perso qualcosa. Ci si dovrebbe sentire pienamente gratificati dell'esperienza, invece spesso sentiamo questa specie di vuoto, che poi si dissipa in poco tempo.

Certamente tutti hanno avuto un'esperienza di feste, sia dove si è il festeggiato e sia dove si tratti di una semplice riunione di amici che si vuole divertire. Anche al termine di queste avviene questa strana sensazione di abbandono. Potrebbe essere imputata al fatto che si sia interrotto il divertimento, ma pensandoci bene non è così. Riflettendoci ci si accorge che dall'inizio della festa ci siamo sentiti pervadere da un piacevole benessere, un poco per volta, impercettibilmente, che nemmeno ce ne accorgiamo lì per lì.

Ma dopo, facendovi attenzione, ci rendiamo conto che questo senso di piacere si è interrotto, bruscamente, alla fine, e non parlo del divertimento che proviamo a stare con gli amici, è qualcosa di più sottile, e occorre farci caso per rendersene conto.
Nessuno ci fa caso, si pensa che sia la normale conseguenza dello stare insieme tra amici. Ecco il punto. Provate a chiedere se sentono le stesse sensazioni, agli eventuali camerieri o al personale che sia presente, ma non per festeggiare, a chi dovesse passare di lì per caso. Questi non si divertono di certo, e non provano nessuna sensazione.

A molti sarà senz'altro capitato di far parte di un gruppo impegnato ad eseguire un compito che impegna tutti intensamente. Sia per lavoro, sia per una conquista sportiva, sia per raggiungere un qualunque obiettivo. Tanto maggiore è l'impegno, tanto più è importante mantenere una scadenza, tanto più tutti si applicano, con passione.

Ma non ci si accorge che più passa il tempo, più ci adoperiamo per fare la nostra parte, più siamo felici
, anche se ci stanchiamo, anche se il lavoro è difficile, anche se non ne avremmo ragione con dei lavori, magari drammatici, tipo cercare qualcuno tra le macerie di un terremoto. Come dicevo più sopra, questo senso di soddisfazione cresce a poco a poco e ci rende più leggeri, ci sostiene nello sforzo, nella tensione per raggiungere l'obiettivo. E avviene senza che lo si chieda, senza che i compagni del gruppo intervengano, anche a loro accade.

Poi si conclude, e ci coglie una grande tristezza, sentiamo una perdita, tutti se ne vanno via, e noi ci sentiamo soli, anche se dovremmo invece essere contenti e gratificati per l'impresa compiuta, qualunque essa sia.

E' la conseguenza della creazione della forma-pensiero collettiva che, dopo l'iniziale formazione, cresce poco alla volta ed è originata dagli spettatori a teatro o agli spettacoli, dai partecipanti alla festa, dai compagni del gruppo di lavoro, i quali hanno tutti lo steso pensiero, la fruizione della spettacolo, il divertimento della festa, l'obiettivo da raggiungere. La forma-pensiero collettiva cresce e riversa su ognuno la sua qualità, ciò che noi sentiamo come un sottile crescente piacere.

Poi l'evento finisce e bruscamente la forma-pensiero collettiva svanisce e noi lo sentiamo come il formarsi di un vuoto dentro di noi, ed è un vuoto.
Solo una molto grande forma-pensiero collettiva, un “archetipo”, permane e continua a diffondere il proprio beneficio, quelle piccole svaniscono, e ne sentiamo la mancanza.


Precisazioni.



E' doveroso a questo punto parlare dell' “inconscio collettivo”. Joung è stato forse il più grande scienziato nel settore della psicologia. Non aveva condiviso il principio di Freud secondo cui tutti comportamenti dell'uomo dipendessero da una unica pulsione. L'uomo è molto più complesso di così, noi moderni, lo stiamo vedendo di giorno in giorno. Joung aveva in effetti individuato una serie di tipi attraverso cui classificare le persone e da questo sono derivate: sia la convinzione che i comportamenti differiscono molto e quindi una sola pulsione non è adeguata a tutte le circostanze, e sia, a mio giudizio, la moderna psicologia comportamentale che si basa proprio sull'analisi delle differenze, culminando con la psicologia della “gestalt” dove in pratica ogni persona è diversa da tutti.

Il merito maggiore di Joung è stato tuttavia il coraggio di superare la barriera dell'immateriale formulando la teoria dell' “inconscio collettivo”. Tutte le persone sono collegate tra loro e gli “archetipi” condizionano le persone. E' una teoria coraggiosa, specie nella sua epoca, ma ancora oggi. La scienza non ammette assolutamente che ci sia qualcosa al di là di quello che i sensi percepiscono ed impone, con l'alleata religione, che se non si sente vuol dire che non esiste, o non è alla nostra portata.

Quello che viene definito come “inconscio collettivo” è la forma-pensiero collettiva dell'umanità, che è meglio definire come coscienza collettiva. Joung ha ragione quando dice che gli archetipi condizionano i singoli, ma le cose sono più complesse.
Cercherò di presentare una immagine per raffigurare con parole povere questa struttura.

Immaginiamo una grande vasca piena d'acqua, con i bordi elastici, che si può allargare o restringere. Immaginiamo ora tante piccole boccette tutte attorno. Ogni boccetta possiede un tubicino collegato direttamente alla vasca, ed altri tubicini collegati a serbatoi un po' più grandi delle boccette, a loro volta collegati anche loro alla vasca. Questi serbatoi secondari sono per lo più temporanei, si dissolvono spontaneamente dopo il loro servizio, senza turbare tuttavia l'equilibrio delle varie acque interconnesse. Ora avviene che un serbatoio acquisti una dimensione ed una consistenza rilevanti, allora avviene che tutta la sua acqua si travasi nella vasca principale ed il serbatoio stesso venga a contribuire a sostenere la vasca stessa.

Ogni singola boccetta è in grado di pompare l'acqua verso il serbatoio intermedio e verso la vasca principale. E di riceverne di ritorno. Ma anche di creare un serbatoio più o meno grande che invece di andare verso l'alto, essere positivo, vada in basso, essere negativo, con il risultato di creare una perdita nella vasca. L'acqua ora defluisce via dalla vasca da sola, e si perde, e non si può più recuperare. Occorre allora eliminare i condotti che vanno in basso e pompare nuova acqua per rabboccare la vasca. E questo lo possono fare solo le boccette. Bastano poche boccette negative per creare un grande danno alla vasca, mentre occorre l'apporto congiunto di molte boccette per riparare il danno.

Penso che il concetto sia chiaro di per sé, la vasca è la forma-pensiero collettiva, la coscienza collettiva, l' “inconscio collettivo”, i serbatoi sono le forme-pensiero collettive create dagli esseri umani, le boccette sono le forme-pensiero o coscienze individuali dell'umanità. Sono sufficienti poche creazioni negative per danneggiare seriamente la coscienza collettiva, mentre occorre un laborioso impegno per creare le forme-pensiero collettive positive, gli “archetipi”, per far crescere ed ingrandire la coscienza collettiva.


Conclusione.



Credo che il lettore ora avrà diversi spunti per farsi la propria opinione di quanto la realtà possa essere diversa da quanto ha creduto sino ad ora. E di quanto fosse facile, per chi aveva una conoscenza maggiore, manipolare e condizionare l'umanità intera. Ma, per fortuna, non per ora con le stesse modalità per tutti. Ci hanno provato, ci stanno provando. Tuttavia siamo alle soglie di una nuova rivoluzione, culturale questa volta, di presa di coscienza del nostro vero posto come esseri umani.

Si apre di fronte a noi un immenso nuovo continente da esplorare, il mondo dell'immateriale, nelle sue molteplici forme. Non ci basta, ora che possiamo intravvedere quanto sia complessa ed estesa la creazione, non solo nell'universo, ma sopratutto nel nostro mondo dentro e fuori di noi, sentire gli addottrinamenti dei soliti che si ergono a nostri giudici ed insegnanti, ma che sono i nostri aguzzini e controllori.

E' ora di scrollarsi di dosso le false idee e le omissioni debitamente indotte allo scopo di impedire che noi si guardi al di là del vetro che separa il noi da “altrove”. Lo stesso vetro che ho rappresentato come il display dello smartphone e che è, nel reale, quel sottile velo che quando sogniamo, sia dormendo che da svegli, ci obbliga, per ora, ma non più per molto ancora, a stare di qua, come spettatori.

Ben Boux.









 
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